Petroliere sequestrate, presidenti rapiti, terrorismo democratico e pirateria 4.0: niente panico, la Terza Guerra Mondiale non è in fase di avvio, è in download.

Cittadini, state tranquilli.
La Terza Guerra Mondiale scoppierà, ma non oggi.

Avrete notato le fanfare mediatiche, i titoli cubitali che tuonano “PIRATERIA MODERNA”, “ESCALATION ATLANTICA”, “SFIDA AL DIRITTO INTERNAZIONALE”, con la grazia di un megafono in una sinfonia di Bach.

Al centro dello spettacolo, questa volta, due nobili navi di una presunta flotta ombra del cosiddetto "asse del male": la gloriosa Marinera (ex Bella 1, con un restyling di bandiera russa in corsa, dipinta sullo scafo come un tatuaggio fresco) e la sua sorella Sophia, catturata nei Caraibi per completare il doppio trionfo.
Dopo un inseguimento epico di settimane – tempeste atlantiche, elicotteri USA che calano dal cielo, aerei spia britannici in supporto, persino un sottomarino russo in scorta che alla fine svanisce educatamente – la Guardia Costiera americana ha abbordato in alto mare prima la Marinera e, in seguito, la Sophia con la compostezza di chi applica una multa per divieto di sosta. È per il bene globale, poi ve lo spiegheremo (anzi no).

La stampa ha svolto il suo sacro dovere: ha urlato “crisi”, “linee rosse”, “precedenti pericolosi”, con colonna sonora da blockbuster apocalittico. Comprensibile, per carità, ci mancherebbe. 
Mosca? Ha protestato con garbo istituzionale, quel tono pacato di chi prende nota su un quaderno segreto: “Violazione del diritto del mare, pirateria pura”. Nessun tamburo di guerra, nessuna minaccia teatrale. Solo una reazione misurata, quasi pedagogica – il segno che i punti si segnano in silenzio, per il gran finale. 

Detta così, alla luce del mondo a cui vi siete abituati, suona greve. Attenzione, però, perché il grande scontro globale, quando arriverà, non vedrà necessariamente schierate USA e Russia l’una contro l’altra in un duello epico e frontale. Non è di questo che parliamo. Parliamo invece della modalità stessa della discesa agli inferi: un progressivo assopimento delle coscienze, un abituarsi silenzioso a gesti che un tempo sarebbero stati impensabili, un erosione quotidiana delle vecchie regole dove tutti – vincitori e vinti – contribuiscono, passo dopo passo, a rendere l’abisso non solo possibile, ma familiare. 

Ed è precisamente qui che potete, finalmente, rilassarvi perché ciò a cui state assistendo in questi primissimi giorni dell'anno non è il botto, è l’accordatura degli strumenti.

Ieri il rapimento di un capo di stato, oggi una petroliera, domani un’eccezione qualsiasi resa normale, dopodomani un confine ridisegnato con la biro. Poi... una nuova prassi, in seguito una nuova “ovvietà”.

Il baratro non arriva di corsa, arriva in punta di piedi, a piccole rate, con il bollettino meteo che vi assicura che è tutto sotto controllo.

Dormite sereni.
La normalità sta lavorando per voi. Stiamo rendendo familiare l’inaccettabile, abituale l’eccezione, digeribile il caos e quando verrà il giorno vero, quando sentirete squillare le trombe dell'apocalisse, vi sembrerà soltanto un altro aggiornamento.

Con rassicurante e soporifero affetto istituzionale,
Iosif Nemesi 
Ministro reggente del Ministero della Verità - Dipartimento di Psicopolizia 

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