Agosto 2026: quando ancora credevamo di meritare il mare. Le ultime vacanze prima del Grande Buio.
17 agosto 2044
Rifugio Sotterraneo di San Pietro – Zona Roma-3
Mio amatissimo Leone, vita mia,
mio Papa, mio peccato più dolce e più vecchio,
oggi compi settantadue anni e io ti scrivo a mano, con questa carta che sa ancora un po’ di incenso bruciato e di muffa.
Il Pastoral Chat Control non dovrà venire a conoscenza delle mie parole stasera. Voglio che le legga solo tu, con quella tua faccia da lupo famelico che fa finta di essere pastore.
Buon compleanno, amore mio! Ti regalo il solo pezzo di mondo che mi è rimasto: la memoria di quando il mio mondo, il nostro mondo, c’era ancora.
Ti ricordi l'agosto del 2026?
Io lo porto addosso come una cicatrice che a volte prude. Sperlonga, la camera con le persiane verdognole che non si chiudevano bene; tu che eri ancora "solo" il Ministro Reggente del Ministero della Verità, Papa Strelka, e scendevi di notte dalle scale di servizio odoroso di trementina e di mare, io che ti aspettavo nuda sotto il lenzuolo leggero e fuori si sentivano le risate della gente che mangiava ancora gelato al pistacchio senza contare i millisievert.
La benzina e il diesel costavano già una follia, le bollette ci facevano litigare per scherzo (perché, ti dicevo io, è colpa tua e del tuo compare Iosif che state sempre a fare casini mondiali anziché starvene pacificamente a contare i soldi a casa vostra), e ogni tanto guardavamo il telefono: un’altra raffica su Teheran, un altro drone nel Mar Rosso, un altro comunicato da Kiev. Tu mi baciavi la spalla e dicevi: «Sono cose lontane e insignificanti per noi, Giusy. Sono cose lontane e lo resteranno proprio per far si non possano mai accadere qui». E io ti credevo perché volevo crederci, perché sembravi davvero infallibile in ogni tuo pensiero, parola, opera e omissione.
Quella fu l’ultima estate in cui gli occidentali si fecero davvero le vacanze, l’ultima in cui il Mediterraneo sapeva di sale, non di ruggine e di acido, ma poi venne settembre e le cose che dovevano restare lontane ci vennero a prendere a casa.
Prima le navi che bruciavano nello Stretto, poi la voce di Putin che non faceva più finta, poi quel missile “deviato” in Polonia e il silenzio di tre minuti alla radio prima che qualcuno pronunciasse la parola che nessuno voleva sentire: articolo 5. Me la ricordo bene la notte in cui lo dissero. Eravamo tornati a Roma, tu fingevi di pregare in cappella mentre parlavi in codice con i colleghi del Ministero dislocati all'estero e io fumavo sul terrazzo. Il cielo era sereno e io pensai: «Adesso finisce tutto, è solo un'altra crisi che si risolverà con le buone. Qualche scaramuccia e via» ma no, purtroppo non andò così. Certe cose non si possono dimenticare: l'inverno lo passammo a fare la spola tra messe di emergenza e code per il cherosene, tu diventavi sempre più pallido e più importante, io diventavo sempre più... invisibile.
Guardavamo i notiziari con il volume basso: il fronte ucraino e quello persiano che si saldavano come due ferite che diventano una sola, le città che sparivano una dopo l’altra dai satelliti, la gente che ancora diceva «è solo una guerra un pò più grande, passerà», mentre i supermercati iniziavano a vendere le scatolette con la data di scadenza raschiata. Io ti chiedevo spiegazioni, tu mi rassicuravi mentre morivi dentro perché, stavolta, qualcosa nei tuoi piani era andato storto e quel che prima era solo business (di guerra, ma solo business) era diventato un gioco mortale inevitabile.
Poi arrivò la primavera del ’27 e il primo lampo.
Non lo vidi io, lo videro quelli di Tokmak: otto chilotoni, dissero, un ordigno “Tattico”. Buffo, se ci pensi... una parola così pulita per una cosa così sporca. Da lì in poi i lampi diventarono una conversazione. Uno di là, uno di qua, Haifa, Qatar, una base in Germania, Bruxelles, qualcosa che cadde storto sui Balcani e il vento che si mise a soffiare dalla parte sbagliata per settimane.
A ben vedere, non fu la fine del mondo spettacolare dei film ma qualcosa di ben più sadico: fu una fine del mondo lenta e al risparmio. Pochi ordigni, dicono diciassette in tutto, abbastanza per spezzarci la schiena e mandarci tutti all'inferno, chi da morto e chi da povero stronzo così tanto sfigato da sopravvivere; abbastanza perché l’Europa e il Medio Oriente diventassero questo cimitero mezzo deserto che adesso chiamiamo casa; abbastanza perché i bambini nascessero rari, malati e spaventati; abbastanza perché il mare di Sperlonga restasse solo una fotografia scolorita che tengo nascosta sotto il materasso.
Adesso è il 2044, tu sei il Papa-Re Leone Strelka, il Papa-Re dei Tunnel, quello che ha insegnato ai superstiti che sprecare un bicchiere d’acqua non contaminata è peccato più grave dell’adulterio. Io sono ancora la tua Giuseppina, la reliquia vivente che i fedeli fingono di non vedere quando passo nei corridoi. Dormiamo sotto le stesse coperte pesanti, ci scaldiamo con la stessa borsa d’acqua calda e ogni tanto, quando i generatori tengono, balliamo lenti su quel che resta di una musica che nessuno sotto i trent’anni riconosce.
Non ti odio per quel che hai fatto, benché ci abbia condotti sin qui, perché ti amo e so che lo hai fatto con lo stesso spirito dell'Andreotti di Sorrentino, ma sarei un'ipocrita a non dirti quanto io stia male. Mi manca il sapore del tuo sudore quando sapeva di sole e non di iodio, mi manca il rumore dei piatti nel ristorante sulla spiaggia, mi manca essere stupida e credere che il domani fosse un diritto.
Buon compleanno, amore mio.
Se stasera il vecchio proiettore si decide ad accendersi, rimettiamo quel film ridicolo con le spiagge piene di gente che rideva senza maschere e senza contatori e per una notte fingiamo di essere ancora nel 2026, quando il peggio era solo una notizia e noi eravamo immortali e ladri di tempo.
Tua per sempre, fino all’ultimo respiro filtrato.
Giuseppina
STRETTAMENTE SEGRETO – SOLO PER ARCHIVIO INTERNO
NON DIFFONDERE – DISTRUGGERE DOPO LETTURA
Documento trafugato da Iosif Nemesi durante un viaggio temporale non autorizzato nel Settore Roma-3, anno 2044.
Sottratto ai purificatori del Vaticano Sotterraneo.
Questa lettera costituisce prova di uno dei futuri probabili alla luce dei fattori geopolitici, bellici ed economici dell’estate 2026.
Il presente manoscritto non avrebbe dovuto lasciare il livello di confinamento.
Qualsiasi divulgazione è severamente vietata.
Iosif Nemesi è attualmente sotto procedimento per violazione dei protocolli di segretezza temporale.
Bruciare. Dimenticare. Non ne avete mai avuto conoscenza.
Ministero della Verità – Dipartimento di Psicopolizia
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