Barbero censurato? È il mondo che avete voluto, bellezze, e ora è troppo tardi per tornare indietro
Cittadini Davidpuentizzati,
assistiamo in questi giorni a una scena di rara purezza antropologica: gli stessi che per anni hanno invocato il fact-checking come una clava morale, brandita con gioia contro chiunque osasse uscire dal recinto — anche dicendo sciocchezze, anche sbagliando in buona fede, anche semplicemente pensando male — oggi si stracciano le vesti perché quella stessa clava è calata sulla testa di Alessandro Barbero. Ciò che ieri era igiene democratica, oggi è censura intollerabile.
Ieri dicevate con disprezzo: “se ti penalizzano è perché hai detto cose false”.
Oggi frignate che: “eh ma non si può censurare Barbero che esprime i propri pensieri, se dice certe cose sono giuste per definizione, è diverso”.
Notizia dell'ultima ora: no, non è diverso ed è proprio questo il punto che vi è sfuggito per anni.
Che Barbero sia simpatico o antipatico, preparato o approssimativo, storico eccellente o pessimo giurista, di sinistra o di sinistra con la barba — e sì, che nel video abbia detto o meno anche un discreto numero di stronzate — è del tutto irrilevante. Chi si aggrappa a questi dettagli sta facendo il gioco più vecchio del mondo: discutere del dito mentre la mano stringe il manganello.
Il problema non è Barbero ma il meccanismo.
Un meccanismo che non nasce per “controllare i fatti”, ma per intervenire selettivamente sulle opinioni. Per rallentarle, isolarle, renderle tossiche. Non con la forza della legge — troppo visibile, troppo contestabile — ma con la delicatezza ipocrita dell’algoritmo, del bollino, del contenuto fuorviante.
Dieci, quindici anni fa lo si diceva già, quando venivano chiusi i primi siti marchiati come impresentabili. Allora molti di voi applaudivano: erano “quelli sbagliati”, “i cattivi”, “i reprobi”, i "fascisti". Vi sembrava giusto. Vi sembrava persino morale.
Qualcuno provava timidamente a farvelo notare: se vuoi una democrazia che maturi dal basso, non possono esistere interventi selettivi sui contenuti.
Per i reati esistono magistratura e polizia postale, per tutto il resto deve esistere solo una cosa: conflitto libero delle idee.
Avete risposto che chi non è informato non ha il diritto di esprimersi. Ora rispondete con l’indignazione, perché sono state censurate le legittime, seppur magari inesatte dal punto di vista contenutistico, opinioni del vostro idolo sacro.
Troppo tardi, polletti del nostro cuore.
Avete accettato — anzi, preteso — che il luogo principale di formazione dell’opinione pubblica fosse governato da soggetti privati, opachi, politicamente esposti, con criteri invisibili e arbitrari. Avete normalizzato lo shadow ban, la chiusura improvvisa, la spinta selettiva dei messaggi “giusti”. Avete chiamato tutto questo progresso.
E adesso scoprite che il sistema non distingue tra eretici e sacerdoti. Non riconosce i vostri idoli. Non si commuove davanti alla biografia. Funziona e basta.
Il fact-check non è mai stato controllo dei fatti, è sempre stato disciplina del discorso.
E ora che ve ne accorgete, siete condannati a vivere nel mondo che avete costruito con entusiasmo, hashtag e applausi morali. Barbero è solo un antipasto. Le meraviglie che vi attendono saranno ben altre, abbiamo in serbo una caterva di riforme che finalmente vi libereranno dalla fatica di pensare e vi faranno vivere per consumare, come piace ai nostri azionisti.
Il Ministero della Verità vi ringrazia per la collaborazione pluriennale.
La realtà è finalmente allineata.
Credere, obbedire, tacere.
Vostro
Papa Leone Strelka
Ministro reggente del Ministero della Verità - Dipartimento di Psicopolizia
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