Rapito Maduro, fine del diritto internazionale: ora è ufficiale, abbiamo smesso di fingere. Festeggiate, sorridete e obbedite!
Cittadini,
è arrivato il momento di annunciare ufficialmente una verità che già conoscete, ma che fino a ieri veniva presentata con la grazia di un dépliant turistico: il diritto internazionale non è una legge, è una fiaba.
Una fiaba educativa, certo, tipo... Babbo Natale! Funziona benissimo finché ci credono i bambini e i popoli, poi arriva l’adolescenza geopolitica e qualcuno ti spiega che le slitte non volano, i trattati non proteggono, e che la sicurezza globale è una cosa che si misura in tonnellate di metallo, non in commi.
L’episodio Maduro non è uno scandalo, non è un'anomalia, non è un eccesso e neanche un errore: è solo un aggiornamento di sistema, è il tutorial, è il nuovo manuale, è la notifica che dice “questo è il mondo reale, premi OK per continuare”.
Da oggi in poi non si dirà più “violazione del diritto internazionale”, si dirà "Procedura accelerata di riallineamento". Il mondo, infatti, non è una comunità di diritto ma un condominio con portieri armati, dove il regolamento vale per chi paga in tempo e non fa rumore.
E permetteteci ora una carezza, una di quelle lente, con la mano piatta, da istituzione materna. Un pensiero affettuoso va ai nostri cari destroidi meloniani e ai libdem di centrosinistra che in queste ore applaudono, brindano, commentano il rapimento di Maduro da parte degli Usa con l’emoji della bandierina e scrivono “era ora, la dittatura è finita”, convinti di stare dalla parte dei buoni, dei democratici, della parte giusta della storia, senza accorgersi che stanno in realtà festeggiando la fine della possibilità di non obbedirci. Li osserviamo con la stessa tenerezza con cui si guarda un bambino che batte le mani vedendo il cancello chiudersi, senza ancora aver capito che domani potrebbe restare lui dall’altra parte.
Non hanno capito che il nuovo metodo non è un’opinione, è una procedura e le procedure non hanno ideologia, non hanno memoria, non hanno simpatia, hanno solo parametri e i parametri cambiano. Sempre.
Oggi applaudite il rapimento domani potrebbe toccare a voi; non perché abbiate commesso un delitto, ma perché magari vi siete permessi di dissentire su uno dei cento punti del modulo e il sistema non processa le sfumature, processa le non-conformità. Bravi! Festeggiate pure! Il Ministero apprezza molto l’entusiasmo dei futuri casi studio.
Quanto all’ONU, cogliamo l’occasione per ringraziarla pubblicamente per il suo contributo ornamentale.
Un’istituzione così inutile da essere ormai indistruttibile per irrilevanza. Scioglierla sarebbe uno sforzo, ignorarla è già diventata una prassi.
Osserva, prende nota, esprime “profonda preoccupazione”, e poi torna a guardare la storia che continua ad essere scritta da attori geopolitici che si fanno beffe della sua impotenza.
L'ONU è una specie di zio che arbitra la partita dei nipotini senza fischietto e senza aver ben capito le regole del gioco.
E intanto, mentre il lessico fiorisce e le risoluzioni si moltiplicano, le tragedie restano, i genocidi cancellano i popoli, i carnefici non pagano, le crisi si cronicizzano e l’ordine mondiale continua a funzionare secondo l’unica legge davvero universale: conta solo chi può e chi può, fa.
Alla luce di tutto questo, il Ministero della Verità è felice di annunciare che il 2026 sarà l’anno della piena assunzione di responsabilità.
Basta ipocrisie, basta favole, basta dizionari diplomatici pieni di eufemismi! Da oggi in poi, il nostro sarà un regime illuminato, dichiarato, forzuto e perfettamente coerente con la realtà che già governava sotto banco. Trasparenza totale.
Non vi promettiamo giustizia, vi promettiamo estrema coerenza; non vi promettiamo pace, vi promettiamo che smetteremo di chiamare “ordine” quello che è sempre stato potere organizzato.
Benvenuti nel 2026.
L’anno in cui abbiamo smesso di fingere.
Firmato,
Il Ministero della Verità
Dipartimento di Psicopolizia
Ufficio Comunicazione Schietta
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