REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: 10 REGOLE PER SCHIERARSI SENZA CAPIRE UN CAZZO (E SENTIRSI COMUNQUE DALLA PARTE GIUSTA)
1. Non leggere mai il testo della riforma. Il testo è tecnico, richiede uno sforzo di ragionamento e quindi è sospetto. Fidati: se fosse importante te lo avrebbero spiegato in un reel di 30 secondi con musica motivazionale, o in un'instagram story con faccia sconvolta o, al massimo, in un tweet con tre punti esclamativi. Il tuo compito non è capire, ma reagire.
2. Non chiedere spiegazioni a nessuno che non la pensi già come te. Il confronto è sopravvalutato. La realtà è semplice, binaria, manichea. Chi prova a spiegare è perché vuole confondere, chi argomenta lo fa perché nasconde qualcosa ed è sicuramente in malafede.
3. Scegli il tuo voto in base a chi ti sta più sui coglioni. È il metodo più democratico e scientifico. Il merito delle questioni è una trappola elitaria. Ricorda: se la riforma la propone qualcuno che odi, allora è cattiva per definizione; se la propone qualcuno che ami, allora è una conquista civile epocale.
Valutare il contenuto separatamente è un comportamento freddo, tecnocratico, potenzialmente fascistoide. La politica è emozione, rancore e riflesso condizionato: onorala.
4. Usa parole grosse di cui non conosci il significato. “Deriva autoritaria”, “regime”, "cose da unione sovietica", “fascismo”, “fine della democrazia”, "colpo di stato morbido". Non importa cosa significhino: servono a creare atmosfera. Se qualcuno chiede dove, come e con quali strumenti, accusalo di normalizzare; se insiste, tu rispondi che “è del tutto evidente” e cambia argomento.
5. Confondi deliberatamente ciò che è scritto con ciò che temi possa accadere. Il futuro ipotetico vale più del presente verificabile. Se la riforma potrebbe essere usata male da qualcuno, a prescindere da contenuti e implicazioni, allora è già male. La logica causale è un retaggio novecentesco. Se invece potrebbe essere usata bene, torna al punto 3 e poi decidi.
6. Ignora sistematicamente la distinzione tra Costituzione e leggi ordinarie. Dire “tanto poi cambiano tutto con le leggi attuative” è una formula magica. Non spiegare come, non spiegare quando, non spiegare perché. L’importante è insinuare che nulla conta, che tutto è finto, che ogni garanzia è illusoria. Il nichilismo è un ottimo lubrificante cognitivo.
7. Se qualcuno dice “ho letto il testo”, trattalo con sospetto. Probabilmente è un infiltrato, un tecnico, o peggio: uno che non si accontenta degli slogan. Esempio: se qualcuno dice “ho letto la riforma”, non rispondergli.
Chiedigli invece:
– “Perché la stai normalizzando?”
– “Chi ti paga?”
– “Perché fai il gioco del nemico?”
La lettura autonoma è un sintomo da monitorare ed è anche una forma sottile di violenza simbolica.
8. Trasforma ogni obiezione in una dichiarazione di appartenenza. Non rispondere nel merito, chiedi al tuo interlocutore: “da che parte stai?”. Se tentenna, incalzalo. Se distingue, accanisciti.
La complessità è tradimento. Il dubbio è collaborazionismo.
9. Condividi solo infografiche che confermano ciò che già credi. Possibilmente con colori accesi, frecce rosse e scritte tipo “ECCO COSA NON TI DICONO”. Se non capisci cosa mostrano, tanto meglio: aumenta l’autorevolezza.
10. Concludi sempre con una profezia morale tipo “La storia vi giudicherà.”, “Ve ne pentirete.”, “I nostri figli ci chiederanno conto”. Sono frasi che possono essere usate sia dai sostenitori del SI che da quelli del NO e sono anche molto comode: non richiedono prove, rinviano tutto a un futuro indefinito e ti fanno sentire dalla parte giusta senza lo sforzo di esserlo davvero.
Il cittadino che non si atterrà scrupolosamente alle presenti disposizioni — mostrando segni di lettura autonoma, ragionamento critico o valutazione non allineata — sarà sottoposto a rieducazione cognitiva obbligatoria, consistente in un corso intensivo da DJ con Matteo Salvini, comprensivo di remix di citofoni, cori da spiaggia e scratch su slogan securitari, a seguire lezione di ballo inclusivo sul cubo arcobaleno, condotta da Elly Schlein, con spiegazione coreografica dei pronomi mentre si mantiene il ritmo, ed esame finale: dibattito pubblico in cui il soggetto dovrà sostenere contemporaneamente il SÌ e il NO senza mai citare il testo della riforma. In caso di recidiva, visione coatta di 8 e mezzo di Lilli Gruber e Quarta Repubblica di Nicola Porro CONTEMPORANEAMENTE, con volume alto e contraddittorio nullo.
Firmato
Il Ministero della Verità
Dipartimento Psicopolizia e Rieducazione Cognitiva
Ufficio Realtà Fact-Checkata™️
(Per ordine superiore, con piena approvazione della realtà stessa)
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