Trump fa la spesa
«Amici, lo dicono tutti: ho la lista della spesa più straordinaria che si sia mai vista! Nessuno compra come Trump, affari colossali, credetemi.
Partiamo dal Venezuela: quel buffone socialista di Maduro l’ho già preso, impacchettato bello stretto e spedito dritto in galera. Ora ci prenderemo il Venezuela e tutto quello che vogliamo dal Venezuela. Comandiamo noi. Punto. Un capolavoro.
Cuba? Sta per arrivare, eccome. Spiagge da sogno, sigari veri, un bell'aumento di volumetria per Guantanamo: tutta l’isola tornerà a essere una figata pazzesca per l’America.
Messico: pagheranno il muro, la spesa, la pedicure, tutto. Saranno una nostra colonia. Non c’è discussione.
Groenlandia: la voglio, mi serve. Il ghiaccio si sta sciogliendo, verranno fuori campi da golf perfetti, oltre che delle basi militari da urlo (per non parlare delle risorse che ci sono sotto: sbavo). La Danimarca lo sa che è un regalino che non può rifiutarmi, tanto se non me lo fanno io gli mando le truppe e non potranno farci nulla (te li vedi gli europei che ci dichiarano guerra, quei quattro cuckold? Ahahahah).
Panama: mi riprendo il Canale. L’abbiamo costruito noi, punto. Deve tornare nostro.
Falkland: mi dispiace, Inghilterra, ma sono troppo importanti per lasciarle in mano a quattro pecore.
E poi? Bahamas, resort da urlo. Porto Rico, già nostro ma lo renderemo finalmente grande, sul serio. Le Hawaii sono state un buon inizio, ora chiudiamo il Pacifico.
Canada: Mark è simpatico, ma quelle condotte petrolifere e tutto quel legno? Scendono al Sud. Annessione gentile, la più bella di sempre.
E l’Italia… ah, quei meloniani che esultano come pazzi per il rapimento di Maduro! Che spettacolo commovente. Bravi cagnolini addestrati, proprio così: scodinzolano e abbaiano “grande Donald!” ogni volta che mi prendo qualcosa che, tecnicamente, non è mio.
Sinceramente, se domani piombassi a Roma con l’Air Force One, afferrassi Giorgia Meloni per i capelli, la caricassi a bordo sotto gli occhi di tutti e la portassi qui per processarla col pretesto che la mafia italo-americana è una piaga di cui lei è responsabile in quanto capo di stato di una nazione mafiosa, quelli lì si alzerebbero in piedi ad applaudire, con le lacrime agli occhi dall’emozione. “Portala via, Donald, tanto è una rompicoglioni!” direbbero. Patetici, ma adorabili. Amo gli italiani: fanno la pasta migliore del mondo e battono le mani al momento giusto. Magari Giorgia la tengo come trofeo nella Trump Tower e l'Italia la faccio diventare ufficialmente l'ennesima stella sulla bandiera degli Usa (tanto questi non hanno identità, ne sarebbero felici). Chissà, ci penso su.»
(La frase sarebbe stata pronunciata durante una pausa caffè nello Studio Ovale, mentre un assistente spiegava a Trump che il frigorifero presidenziale era stato rifornito “secondo protocolli NATO” e che mancavano solo le bibite dietetiche.
Trump, guardando una mappa del mondo appesa storta e indicando i paesi come se fossero scomparti del frigo, avrebbe iniziato a elencarli ad alta voce, chiedendo se “quelli grossi entravano sul ripiano centrale” e se “la Groenlandia andava nel congelatore o bastava tenerla in fresco”.
A quel punto — raccontano — qualcuno ha preso appunti, qualcuno ha riso, e qualcuno ha chiesto seriamente se il Messico avesse la data di scadenza)
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